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Effetto crisi economica, obesità in crescita

18 Febbraio 2014

Denuncia dei gastroenterologi: "Sovrappeso, attenti agli snack più economici"

Difficoltà economiche e obesità infantile: il rapporto è più forte in tempo di crisi.

“Nel nostro paese più di un milione di bambini è in sovrappeso. Questo significa che oltre un bambino su tre di età compresa tra i 6 e 11 anni ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età; inoltre l’obesità presente nei primi dieci anni di vita si traduce in obesità nel 75% dei casi quando l’individuo raggiunge l’età adulta”.

E’ l’allarme lanciato da Ernesto Claar, segretario regionale dell’Aigo, l’associazione italiana gastroenterologi ospedalieri. La Campania è una delle regioni sotto la lente d’ingrandimento, in quanto è ai primi posti per prevalenza di obesità infantile.

L’appello, allora, viene rivolto ai genitori: “Molte volte il forte appetito dei bimbi viene interpretato come un segnale di benessere e si tende ad incentivarlo più che a limitarlo, con l’illusione che gli eventuali chili di troppo possano scomparire con lo sviluppo nell’adolescenza, cosa che invece avviene solo in particolari casi”, spiega il segretario campano dell’associazione nazionale.

Negli ultimi tempi si osserva una preoccupante predisposizione a un acquisto di alimenti “convenienti” a scapito di una valutazione ponderata della qualità nutrizionale dei prodotti.

Per quanto possa essere inevitabile che in tempo di crisi gli italiani stringano la cinghia, è comunque necessario mantenere alta l’attenzione sulle corrette scelte alimentari, per non compromettere la buona salute.

“Un esempio pratico di questo ragionamento è il largo consumo di fruttosio di cui siamo diventati inconsciamente vittime. Concettualmente l’utilizzo del fruttosio potrebbe apparire una scelta sana chiarisce la Claar – perché si tratta di uno zucchero di origine vegetale derivato, come suggerirebbe il nome, dalla frutta; meltre lo zucchero raffinato e in particolare quello bianco, è da molti considerato poco sano.

Le cose tuttavia non stanno sempre così: il fruttosio utilizzato nella gran parte degli alimenti industriali (snack, merendine, bibite zuccherate) è, infatti, derivato dal mais, un prodotto di basso costo, rispetto allo zucchero, e di dubbio valore qualitativo.

E’ cosa nota che il consumo di inadeguate quantità di fruttosio produce obesità, insulino-resistenza, steatosi epatica, ma soprattutto assuefazione (intesa come incapacità dei nostri figli a rinunciare a determinati alimenti).

Bisogna vigilare e cominciare sin da piccoli ad educare e bambini ad una alimentazione corretta”.